La bruschetta perfetta

Con questo post inauguro la “rubrica di cucina”.

Ebbene sì, anche i matematici mangiano. La maggior parte mangia merda schifezze, ma alcuni non si rassegnano al junk-food e apprezzano la buona cucina.

È così che mi è venuta l’idea di cucinare per le persone che ho conosciuto qui in Germania.
E già che ci sono e non mi costa nulla mettere qui sul Blog le ricette che uso, beh, perché non farlo? :)

Questo non è un blog di cucina. Per quelli esistono Giallo Zafferano, la Parodi ecc ecc.
Questo vuol dire che non dividerò le ricette per tipo, difficoltà, ingredienti, tempo, ecc ecc.

Se volete mangiare bene mettetevi sotto e impegnate il vostro tempo a cucinare, vedrete che non è così difficile come sembra (ricordate sempre Ratatouille ;) ).

Alcune di queste ricette non saranno originali, altre non saranno quelle originali, altre ancora non saranno ricette.
Alcune le scriverò in inglese.

Oggi iniziamo con la semplicissima BRUSCHETTA, compagna di tante mangiate estive.

Gli ingredienti della bruschetta sono (in ordine sparso)

  • Pomodori q.b.
  • Olio d’oliva (possibilmente extra vergine, ma anche quello economico marca “Ja” va bene)
  • Cipolle q.b.
  • Sale q.b.
  • Pane a fette
  • Una piantina di basilico in vaso
  • Aglio

Tagliare i pomodori a cubettini piccoli e le cipolle a fettine o rondelle.

Mettere i pomodori e le cipolle tagliati in una terrina sufficientemente grande con un pizzico di sale e un paio di cucchiai d’olio.
Assaggiare, se è il caso salare ancora o aggiungere olio.

Mescolare il tutto e far riposare per almeno mezz’ora.

In questa mezz’ora infornare le fette di pane fino a farle diventare croccanti nel forno preriscaldato a 180°-200° (occhio a non farle bruciare, almeno non del tutto!) e pulire gli spicchi d’aglio.

Mettete la piantina di basilico in mezzo al tavolo e i commensali intorno con un cucchiaio a testa (e i tovaglioli infilati nei colletti).

Ognuno prende una fetta di pane, ci gratta sopra l’aglio (se lo vuole), ci mette un cucchiaio del pomodoro preparato (o due, o tre, a seconda della dimensione del pane) e una fogliolina di basilico.

Annaffiare il tutto con abbondante vino leggero (rosso o bianco) freddo e poi passare ai primi.

Summer school in Norvegia

Eccomi finalmente ad aggiornare questo blog dopo tutto questo tempo.

Al momento sono in Norvegia per una summer school in log geometry e mirror simmetry.
La tentazione di parlarvi di cose che non capisco è molto alta, ma eviterò per il bene di tutti.

Piuttosto alcune news interessanti.
Ho un preprint sull’ArXiV che tratta di un lavoro di qualche tempo fa, in collaborazione con altri matematici.
Mi sto per trasferire, andrò a vivere da solo in una mansarda al quarto piano senza ascensore (in Germania è obbligatorio avere ascensori solo in case con più di 6 piani).
Al momento sono in Norvegia in un fiordo stupendo, siamo andati in gita sociale su un ghiacciaio e ho messo i piedi a mollo nelle acque ghiacciate.
Prima o poi tornerò in Italia per firmare alcune carte e rivedere gli amici.

Un’ultima curiosità su questa scuola estiva prima di tornare a seguire.
Su 90 partecipanti da quasi tutto il mondo (Asia, Nord America, Sud America, Africa, Europa), noi italiani siamo 25, di cui solo 2 che effettivamente lavorano in Italia (e hanno una certa età e posizioni più o meno fisse).
Lascio a voi le conclusioni, io rischio di essere troppo caustico.

Il canone

Oggi parliamo di Canone.

Non di questo canone, ma del tanto odiato Canone RAI.

Ancora una volta, scopriremo che in Italia non stiamo poi così male…

Quando abiti in Germania devi registrarti presso la città in cui ti trovi. Tutto inizia da lì. Una volta che sei registrato tutti i vari organi che vogliono soldi da te sanno che abiti lì. E ti scrivono lettere a casa chiedendoti di pagare e minacciando more.

In Italia in teoria è uguale. Tu cambi residenza, il comune comunica alla RAI che hai cambiato residenza e la RAI ti manda il canone da pagare.

In Italia il canone non si paga se non si possiede un televisore.
Hai un TV? Paghi il canone.
Non hai un TV? Hai un’antenna? Se sì, veniamo, te la piombiamo (aggratis) e non paghi il canone.

Nel momento in cui accettiamo l’esistenza del canone (e questo è un passaggio tutt’altro che scontato), per me è un discorso molto ragionevole il fatto che chi non accede al servizio erogato da una determinata azienda, non lo debba pagare.

Ecco, in Germania no. Il canone (chi lo esige è l’azienda DeutschlandRadio) lo devi pagare anche se non hai accesso diretto alla TV.
Non ditelo a mamma RAI, ma qui il canone è una tassa sulla possibiltà potenziale di accedere ai contenuti erogati.

Come spiegato nei fogli informativi (in tedesco), in realtà è una tassa anche su Radio, Computer, Smartphone.
E se non possiedo nulla di tutto ciò? Non importa, devi pagare lo stesso perché potenzialmente potresti comprarti un computer, una radio, uno smartphone e accedere ai servizi.

Chi è esentato dal pagamento del canone in Germania? Dal 1 gennaio 2013, il canone in Germania è diventato legato all’abitazione (prima era legato alla persona), quindi chiunque è registrato come abitante in Germania deve pagarlo. In teoria una volta per abitazione (una per la prima casa, una per la seconda, ecc), con alcune interessanti esenzioni (giusto perché c’è poca burocrazia). Sei esentato se:

  1. un tuo coinquilino già lo paga per la stessa casa ed è d’accordo ad averti a carico (e in genere si dividono le spese)
  2. lo paghi già da un’altra parte come persona “principale” (non a carico di qualcun altro) – questo non ha senso con il fatto delle abitazioni multiple!
  3. sei ancora a carico dei tuoi genitori e loro lo pagano a casa loro

Ora, quest’ultima regola non sembra essere scritta da nessuna parte, ma i tedeschi si fidano ciecamente della sua esistenza.
Conoscendo un po’ la mentalità che hanno nei confronti di chi se ne va di casa, direi che è abbastanza plausibile.

Quanto costa il canone in Italia quest’anno? Leggendo sul sito della RAI costa 113,50€.

E in Germania? Quasi il doppio. Ogni 3 mesi si sborsano più di 50€, per un totale complessivo di 215,76€.

Non voglio entrare nel merito se sia giusto o meno avere il canone oggi. Voglio solo linkarvi la pagina di Wikipedia relativa al canone televisivo (che, ricordo, in Germania non è solo televisivo).

Inoltre vorrei farvi notare che sia in Germania che in Italia le due aziende che richiedono il pagamento del canone hanno pubblicità commerciale nelle loro trasmissioni.

Concludo dicendovi che, anche qui, sono in molti a lamentarsi del canone e del servizio della TV pubblica (che negli ultimi anni è peggiorato mentre il costo si alza, ecc ecc ecc) e sono in molti a cercare di svicolare in vari modi più o meno artistici questo pagamento.

Ma almeno funzionano!

Primo giorno di neve in Bassa Sassonia, la circolazione ferroviaria è completamente bloccata!
(Incredibile, vero?)

Ebbene sì, oggi parliamo di… treni!

O, meglio, parliamo del fatto che noi italiani crediamo fermamente che in Germania i treni “costano tanto, eh, ma almeno funzionano!”

Funzionano talmente bene che quando parli con un tedesco quello che ti dice è “non funzionano, ma almeno li pagate poco!”

La differenza è che pagandoli molto poi sono in grado di rimborsare i biglietti… se sei un superuomo in grado di compilare tutti i moduli correttamente e darli agli uffici giusti.

Quanto “tanto” costano i biglietti dei regionali? Basta una ricerchina sul sito delle ferrovie regionali della Westfalia e sul sito di Trenitalia per confrontare due tratte simili.

Osnabrück-Münster e Torino-Ivrea sono circa alla stessa distanza, 60 km.
Il biglietto nel primo caso costa 11.60€, mentre nel secondo caso costa 5.75€, meno della metà.

Ma ohibò veniamo al dunque! Perché la circolazione dei treni in Germania del Nord si ferma per la neve?

La risposta che dà il tedesco è esattamente quella che dà l’italiano:
T: “Eh, perché mica lo sanno che qui al Nord nevica, tutti gli anni se lo dimenticano!”
I: “Ah, ma quindi non è un caso che sia tutto bloccato? Succede tutti gli anni?”
T: “Sì, sì, tutti gli anni è la stessa storia”
I: “Ah che bello, sembra di essere a casa.”

Beh, li pagano così tanto ma sono più puliti!
In effetti non hanno ancora sostituito la stoffa dei sedili con la finta pelle plasticosa (e facilmente lavabile) come da noi. Ma, se vogliamo confrontare la pulizia di un regionale tedesco usato da pendolari e studenti con quella di un regionale italiano usato da pendolari e studenti, direi che non troviamo un’eccessiva differenza.

Anche sulla velocità, ovviamente, siamo più o meno alla pari.
Osnabrück-Münster sono 36 minuti, mentre Torino-Ivrea sono 39 + 10 di stop a Chivasso per cambio macchina.
In caso di imprevisto, però, la tratta tedesca in questione ha il binario doppio, quindi non è confrontabile con l’imprevisto sulla Chivasso-Aosta.
Ci sono tratte locali tedesche a binario unico, ma non ho ancora avuto occasione di sperimentarle.

Ah sì, nevica!!! E ci sono i mercatini di Natale, col bin brulé e le arance! Io mi sento a Carnevale ;)

PS: mi scuso, ma non più di tanto, con quelli che pensano che oggi si debba parlare solo di Nelson Mandela, direi che lascio ad altri l’onere e l’onore di esprimere il cordoglio per questa perdita.

Buongiorno, vorrei un cheeseburger… e un lavoro.

Vi voglio raccontare una storia vera, di “vita vissuta”, di quelle che potrebbero diventare degli ottimi film che non vedrò mai.

Oggi siamo usciti con un gruppo di amici, siamo andati sulla torre campanaria di una chiesa (visitabile solo la domenica, dalle 11 alle 13), poi siamo andati a vedere la sala in cui fu firmato il trattato di pace della Guerra dei trent’anni, infine abbiamo deciso di andare a mangiare.
Una delle componenti del nostro gruppo sta cercando un lavoro part-time, è una studentessa Erasmus e vuole mantenersi un po’ durante gli studi.
Ordiniamo, poi va in bagno; noi intanto la aspettiamo, il tempo passa, effettivamente ci sta mettendo un po’ tanto, ma chiacchierando il tempo passa senza pensarci troppo. A un certo punto torna, con un sorrisone a 32 denti (e forse qualcuno in più)
«Tra dieci minuti ho il colloquio con la responsabile del personale»

Sabato prossimo potrebbe già iniziare a lavorare in cucina, sabato e domenica mattina.

Ecco, vorrei partire da questa storia per raccontarvi un po’ qual è il ritmo della vita dello studente in Germania. Da noi sono tutti lì a dirti che devi correre, se ti laurei a 27 anni sei super in ritardo, sei vecchio per inserirti nel mondo del lavoro, ecc.

Qui il ritmo è completamente diverso. In genere gli studenti escono di casa (in media) intorno ai 16 anni, iniziano a vivere da soli durante il tempo del liceo. Quasi tutti fino ai 18 non lavorano e studiano soltanto, per arrivare al diploma.

Una volta che hanno il diploma in mano la maggior parte si iscrive all’università e inizia a lavoricchiare per essere un po’ indipendente. Lavorando, ovviamente, i tempi dell’università si allungano notevolmente. Ultimamente questa tendenza sta un po’ cambiando per le triennali, tendono a farle di corsa come noi. Quasi nessuno però si laurea magistrale “in tempo”. È normale metterci 5-6 anni a prendere un master e, al contrario che da noi, se ci metti solo due anni sei guardato abbastanza male quando esci.

Specialmente se vuoi entrare in un dottorato in un università. Le università puntano principalmente a cercare persone per i dottorati che siano interessate successivamente alla carriera accademica. La carriera accademica è una carriera lunga, difficile, piena di privazioni. Dopo il dottorato ci sono i postdoc, sei mesi in Europa, sei mesi in America, un anno in Asia, un anno di nuovo in Europa, se ti va bene contratti da due anni e se ti va male contratti da due mesi. È una vita difficile, che spesso quando si inizia un dottorato si intravede appena, senza riuscire a capirla appieno.

E allora sì, preferiscono persone che ci abbiano messo magari 3-4 anni a prendere un Master, magari che siano anche oltre i 30, che abbiano lavorato, che abbiano investito in progetti personali, magari con famiglia e figli, ma che siano sicure che la carriera accademica è ciò che vogliono provare a fare, piuttosto che persone giovani che si sono laureate di corsa, magari studiando “a pappagallo”, e che quando vedono la possibilità di avere un vita facile decidono di abbandonare l’accademia (quando hai un dottorato le aziende tedesche ti cercano, perché puntano ancora sulle persone altamente qualificate).

Io trovo che siano strettamente collegati il fatto che se ne vadano di casa presto con il fatto che finiscano l’università tardi. Se te ne vai di casa presto sei portato a cercare prima un tuo spazio nel mondo. Parlerò un’altra volta di cosa significa condividere una casa in Germania, perché anche questo è qualcosa che da noi ha un significato ben diverso. Al contrario, per noi, sono strettamente legati l’andarsene di casa tardi e accumulare il periodo di studio all’inizio della nostra vita.

In Germania tutti parlano inglese … ah sì?

Il primo post “serio” non può che essere dedicato a smentire questa enorme panzana.

Noi italiani siamo fermamente convinti che, bene o male, all’estero l’inglese lo sappiano meglio di noi.

E soprattutto siamo convinti che nella mitologica Germania non possano non sapere l’inglese meglio di noi.

Le ricordate le 3 “I” della Moratti? Informatica, Inglese, I… cos’era questa?

Comunque fermiamoci alla seconda.

I tedeschi stanno meglio di noi a livello economico, proprio perché tutti sanno l’inglese.

Ecco, non permettete mai più a nessuno di raccontarvi una palla del genere.

In Germania (a parte Berlino e grandi città) il panettiere, gli inservienti, i commessi dei negozi in genere non conoscono l’inglese!

È vero che, complessivamente, l’inglese è conosciuto molto di più che da noi italiani, ma questo perché sono costretti e impararlo all’università e, in generale, tendono a muoversi molto più di noi italiani.

Però sappiate che il tedesco è fondamentale per la vita di tutti i giorni. Certo non siamo a Parigi e qui, al contrario dei parigini finto-francesi, fanno di tutto per capirti e farsi capire se non parli tedesco.

Si può sopravvivere a gesti, mezze parole e un piccolo dizionario, ma non sperate di poter sostenere una conversazione per strada in inglese con un tedesco qualsiasi.

L’esperienza finora più significativa è stata cercare casa attraverso un’agenzia: la persona che mi rispondeva alle e-mail mi scriveva in inglese senza problemi ma l’agente che mi ha accompagnato a visitare alcune di queste case non spiccicava una parola di Inglese; lui mi parlava in tedesco e io, dizionario alla mano, cercavo di rispondergli a gesti intuendo cosa volesse dirmi.

In ambiente universitario comunque l’inglese è certamente conosciuto e non ci sono problemi a parlarlo. Come dicevo, i tedeschi girano molto e tendono a collaborare molto a livello internazionale, quindi fin da subito magari ci sono dei corsi tenuti in inglese dal primo anno (almeno le esercitazioni); è anche vero però che non tutti i tedeschi vanno all’università e, spesso, quelli che non sanno l’inglese sono proprio le persone che si incontrano tutti i giorni nei negozi e per le strade.

Tschüss!

PS: i tedeschi sono tanti e, come noi, traducono i film che guardano ;)

Tschüss

Benvenuti

Benvenuti su questo blog personale!

Chi sono? Il titolo parla chiaro, sono un matematico migrante.

E allora partiamo dal titolo per fare le presentazioni.

Matematico

Cosa significa essere un matematico? Credo che essere un matematico significhi, essenzialmente, fare della matematica ed essere riconosciuto da altri matematici come appartenente alla comunità di persone che fanno della matematica. Sì, è molto autoreferenziale, ma tutta la matematica lo è.

In sostanza, sono un laureato magistrale in matematica e sto cercando di fare della matematica il mio mestiere, dopo averne fatto il mio modo di guardare il mondo, cercando di prendere un dottorato in matematica.

Migrante

Migrante è colui che si sposta verso una nuova sede.

Questa sede, per me, è la Germania. Ho vinto un posto con borsa in Bassa Sassonia, in una cittadina di cui, prima di quest’estate, non conoscevo nemmeno l’esistenza. E ora ci andrò a vivere per (spero) almeno tre anni.

Il sogno della Germania nell’immaginario collettivo italiano ha sostituito il sogno americano degli inizi del secolo scorso.

È stata una sostituzione intelligente? Vedremo facendo i conti.

Questo Blog

Questo blog nasce oggi, a pochi giorni dalla partenza, nella speranza di riuscire a mantenerlo per almeno i prossimi tre anni.

Ne ho aperti molti di blog nel corso del tempo, ma quando si cresce alcune cose bisogna lasciarle indietro per poter andare avanti.

Questo vorrei che fosse principalmente un luogo in cui metterò le esperienze nel nuovo mondo che riterrò significative (cercherò di scrivere formule il meno possibile, non temete), ma anche un luogo per tenere aggiornato chi mi vuole seguire sulle varie vicissitudini che mi capiteranno.

Benvenuti!